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Il pianto dell'allodola

Il pianto dell'allodola

Romanzo
di Armando Calomino.
Pagine 347. Euro 21,52

Marzo dell'anno 1831. Stati Uniti d'America, Michigan, ai confini col Dakota, nasce un uomo destinato a diventare il più famoso guerriero del popolo rosso, degli indiani, come vennero chiamati da Cristoforo Colombo, che li scoprì nell'anno 1492.
Agosto dell'anno 1861. Inghilterra del sud ovest. Trent'anni dopo nasce un altro uomo, destinato ad incrociare il suo destino con quello dell'uomo rosso e consacrato a partecipare ad imprese dell'epopea indiana che lasceranno un segno tangibile nelle menti, nelle abitudini, nelle tradizioni e nei canti al bivacco delle popolazioni americane del tempo.
Un romanzo d'amore, di guerra, di gloria, di onore, di libertà, di generosità, di bontà che attraversa i sentimenti umani come una freccia scagliata dall'arco teso da una mano divina e tenuto da un braccio possente. Un crescendo di azioni, di battaglie, di monologhi, di dialoghi senza parole, di previsioni, di scelte, di commozioni che porteranno il lettore alla più intima delle riflessioni...

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Capitolo 1

Il pianto dell'allodola

Nevicò per quasi tutta la notte. Quando smise, sul far dell'alba, i fiocchi continuarono a fluttuare nell'aria zigzagando, sollevandosi e ricadendo lentamente,ondeggiando come piume leggere sospinte dalla brezza di terra.
Il freddo si fece meno intenso, ma assai più pungente, la prateria, la foresta e tutto l'accampamento restarono immersi nel silenzio totale della notte. Le tende tutte imbiancate, gli alberi sovraccarichi di neve, in terra solo un manto bianco soffice ed omogeneo, senza nessuna traccia di uomini.
Anche gli uccelli predatori notturni stettero zitti, in lontananza, il solo scrosciare dell'acqua del fiume contro i suoi argini non ancora gelati ruppe la monotonia della delicatezza silente della notte. Qualche fioca luce emessa dai ceppi ardenti provenne da qualcuno dei tepee, per pochi istanti divenuto trasparente, illuminò il lento andare di un lupo solitario affamato in cerca di cibo.
Due corvi acquattati sul primo ramo di un grosso albero, disturbati dall'odore dell'animale selvaggio transitato, sbatterono le loro ali nere e si sollevarono in rapido volo verso le alte cime ...

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Ala di corvo

Ala di corvo

Romanzo
di Armando Calomino.
Pagine 328. Euro 20,95

Narra una antica leggenda indiana che Cavallo Pazzo, capo supremo della tribù dei Sioux Lakota, trafitto a tradimento da un colpo di baionetta sferrato da una guardia mentre un suo vecchio amico, traditore, lo teneva fermo, nel momento di portare il suo spirito a Manitù, stramazzando in terra, ebbe una visione:
accanto a lui, oramai morente, si materializzò e quindi di avvicinò una figura misteriosa, di statura alta, aitante, possente, riccamente vestita, armata dell'arco e delle frecce del grande capo.
La figura si inginocchiò accanto a lui, gli prese delicatamente una mano, gliela strinse fra le sue e gli trasmise un messaggio con la mente, senza dire alcuna parola, che il guerriero rosso portò con sé nelle praterie celesti. Alla sua morte il grande capo Sioux Lakota aveva trentacinque anni. Alcuni anni dopo lo sciamano della tribù interrogando le ombre dei morti, come egli era solito fare per conoscere...

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Capitolo 1

Ala di corvo

La notte aveva oramai avvolto col suo manto nero l'intera vallata. La luna lassù in alto, nel suo bianco candore, giunta già quasi a metà del cielo pieno di stelle, illuminava grande parte delle vie e degli spazi vuoti fra le case grandi e piccole, messe quasi addossate l'una all'altra, e proiettava ombre minacciose sui lunghi spiazzi sferzati da quei raggi argentini.
Il villaggio giaceva nel sonno. Un cane, magro come la sua ombra, passò nel suo ciondolare nel mezzo della main street ed un cavallo allacciato con le briglie alla staccionata del saloon quasi lo salutò riverente, con un leggero nitrito.
La stazione ferroviaria, ubicata in uno spazio recintato proprio di fianco al saloon, sembrava dormiente nella sua inutilità notturna e la locomotiva a vapore, appoggiata sulle sue grosse ruote prive di vita, sembrava dormire assieme ai suoi vagoni ed allo stesso posteggio..
Qualche goccia d'acqua scivolò sulla lamiera del mezzo nel suo trasudo dal grosso serbatoio del rifornimento fino in terra...

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Io sono Cochise

Io sono Cochise

Romanzo
di Armando Calomino.
Pagine 320. Euro 22,50

Forse solo in pochi ignorano chi sia stato Cochise, il grande Cochise, pellerossa guerriero apache della nazione Chiricahua. Visse fra le Chiricahua Mountains e le Dragoon Mountains (Arizona) dal 1815 al 1874.
Cochise, figlio di un capo tribù, prese il posto di suo padre alla morte di questi e mantenne il comando per circa trenta anni. Così come tanti altri grandi capi indiani egli divenne presto un personaggio guida ancor più che famoso. Le sue doti fuori dall'ordinario si misero presto in luce nella continua guerriglia con i messicani confinanti col territorio della sua tribù, che fu una opportunità per formare le sue qualità di valoroso combattente e di grande stratega.
Per natura egli era generoso, onesto, semplice e coraggioso, ma non perdonava mai gli errori e gli orrori altrui, assai di più i cacciatori messicani di scalpi coi quali fu a sua ragione molto crudele: ciò è stato ingiustamente considerato dalla storia un lato oscuro quanto negativo del suo carattere...

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Capitolo 1

Io sono Cochise

Il cervo saltò il piccolo dirupo e si diresse al trotto veloce verso il torrente. Aveva corso nel bosco per quasi tutta la mattinata ed il suo corpo, già grondante di sudore, con la sua lingua penzoloni per l'affanno richiese l'acqua.
La bestia scivolò passo passo sul greto, mise le zampe anteriori nell'acqua corrente del ruscello, quindi si guardò attorno poi abbassò la testa e col muso si immerse nel liquido per bere. Succhiò il primo sorso quindi il secondo, prima di succhiare il terzo sorso i suoi sensi ed il suo istinto di animale della foresta si porsero, vibrarono, percepirono il pericolo nell'aria quando tutti gli uccelli appollaiati sopra i rami degli alberi d'intorno tacquero.
Il cervo si girò da ogni parte, guardò coi suoi grandi occhi tondi attorno a sé nel folto della foresta, per un solo secondo tese tutti i suoi muscoli per scappare, si mosse verso la riva ma fu troppo tardi: la freccia volò a mezz'aria e giunse dal mezzo degli alberi verso di lui cattiva, mordace, implacabile. Si piantò con violenza nel suo costato smagrito e lo scaraventò in terra, dove stramazzò immobile. Il suo corpo rimase per metà sulla...

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